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Foto di Pedro Ribeiro Simões rilasciata in cc https://flic.kr/p/qxkejD

Dal bando per la riqualificazione delle periferie a una nuova idea di città

di Patrizia Fortunato.

Negli ultimi 25 anni abbiamo vissuto un vuoto nell’azione di programmazione e di politica nazionale per le città, in questo senso segna uno spartiacque il “Bando per la presentazione di progetti per la predisposizione del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.127 del 1 giugno 2016 e chiuso il 30 agosto 2016.

Disponibili, già dall’anno 2016, in base alla legge di Stabilità 500 milioni per i primi 24 progetti per i quali sono state già siglate le convenzioni, circa 800 milioni stanziati con delibera Cipe utilizzando le risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014-2020 e ulteriori 800 milioni che saranno assegnati con un decreto ministeriale ad hoc. Per la prima volta una tale mole di risorse mette in gioco tutte le pubbliche amministrazioni, lo Stato, i comuni, le città metropolitane e viene indirizzata sulla periferia, identificata da sempre come il problema prioritario della città. “Si riparte da una politica nazionale dedicata alle città che guarda in primo luogo la periferia”, come ha sottolineato Paolo Testa, Capo Ufficio Studi dell’Anci, durante il FORUM PA 2017, in occasione del quale si è dato inizio a un percorso di riflessione sulle politiche urbane, all’interno di una comunità di interesse e in vista della prossima edizione di ICity Lab (24-25 ottobre).

Un bando importante soprattutto perché consente di sperimentare un modello di gestione su realtà urbane complesse. Il progetto periferie ha rappresentato per le amministrazioni una prima occasione per affermare il ruolo istituzionale di città metropolitana, invitata a raccogliere le proposte dei comuni e a convogliarle in un unico progetto di candidatura, delineando così un nuovo modo di amministrare secondo una visione di tipo cooperativo. Questa rappresenta una prima occasione per contribuire a superare il gap esistente tra il nuovo assetto istituzionale, definito nella Legge Delrio n. 56/2014, e la difficoltà ad affermare la dimensione metropolitana.

Come le pubbliche amministrazioni affrontano questa sfida di management e di gestione? Le pubbliche amministrazioni italiane sanno dialogare e cooperare tra loro?

Nasce l’esigenza di un incubatore di progettualità e di un’attitudine a collaborare su questioni complesse. Molte sono le idee, molti sono i progetti non bancabili o messi in atto dai territori senza un’analisi dei bisogni reali, senza tener conto delle istanze emergenti dai contesti locali. Oggi il vero problema è quello della progettazione: del totale dei progetti presentati al bando, soltanto il 10% è a livello di progetti esecutivi, il 13% è a livello di progetti definitivi e il 77% a livello di studi di fattibilità. In tal senso è prezioso il lavoro che sta facendo Cassa Depositi e Prestiti per consolidare la progettazione e finanziare gli enti attraverso il Fondo Rotativo per la Progettualità, previsto dal 1995.

Il bando periferie è un’occasione per definire nuove visioni di città polifunzionale e policentrica, secondo un’impostazione che risponde alla logica di rigenerazione urbana per cui i progetti spaziano dal welfare culturale alla condivisione degli spazi pubblici, dalle riqualificazione di linee infrastrutturali alla mobilità sostenibile. Si è passati dall’edilizia massiva, che rispondeva all’impostazione di politiche urbane dei primi anni ’70, all’edilizia sostenibile. C’erano i soggetti privati, le associazioni sportive, l’edilizia economica popolare, la legge 167 del 1962. Oggi il bando mobilita una molteplicità di soggetti, lo Stato, i comuni e le città metropolitane che si fanno carico dei servizi, dunque un progetto innovativo che da un lato rigenera e dell’altro ambisce a dare servizi. Le periferie, risanate tra gli anni ’70 e ’90 e poi abbandonate completamente per via delle politiche di contenimento e di razionalizzazione della spesa pubblica, oggi chiamano gli urbanisti, gli architetti e i sociologici a riflettere su più aspetti, anche di tipo ideologico. Il bando si presenta come occasione di sperimentazione di temi di frontiera, di marginalità sociale ed economica, un esempio è il progetto presentato dalla città metropolitana di Milano dal titolo “Welfare metropolitano e rigenerazione urbana” e dal sottotitolo “superare le emergenze costruire nuovi spazi di coesione di accoglienza”: nuove domande abitative, inserimento delle popolazioni svantaggiate, assistenza ai nuovi poveri.

Il concetto di periferia non ha una connotazione univoca e soprattutto la marginalità non è più intesa nella sua dimensione fisica, geografica. È superata l’identificazione di periferia come lontana dal centro e non è un caso che più del 20% dei primi 24 progetti vincitori riguardino la riqualificazione di aree non distanti dal centro storico delle città. È necessario un cambio di prospettiva per cui l’architettura, l’urbanistica, le discipline sociali ed economiche guardino le città secondo una visione urbana integrata e strategica, che tenga conto del fabbisogno sociale, di inclusione, di creazione di comunità, di competenze, di reinserimento lavorativo.

Bisogna ripensare a cosa significa periferia, che cosa vogliamo per la nostra città del futuro. È sempre più frequente l’idea di riuso degli spazi, di rigenerazione di ex aree industriali, ma la riqualificazione è molto di più del semplice uso temporale degli spazi, significa pensare a nuovi modelli di analisi, impostare il programma come generativo di nuove istanze etiche e questa esigenza deve essere risentita soprattutto all’interno di una comunità professionale per poter condividere nuove forme di governance e promuovere un’Agenda Urbana italiana.

Diverse le iniziative virtuose presentate durante FORUM PA 2017 (qui trovate tutti gli atti on line).

Foto di Pedro Ribeiro Simões rilasciata in cc https://flic.kr/p/qxkejD